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La pedagogia e il padre
Il "ragazzo selvaggio"
Nel 1798, in Alvernia, tre cacciatori catturarono un ragazzo di circa 12 anni cresciuto in completa solitudine tra i boschi; qualche tempo più tardi il "ragazzo selvaggio" fu condotto a Parigi. I curiosi della capitale si accalcarono al suo arrivo; credevano di incontrare il Buon Selvaggio di Rousseau; videro un essere in preda alle convulsioni, che sapeva emettere solo un "orrido rantolo", mordeva e graffiava chiunque gli si avvicinasse e amava giacere in mezzo ai suoi escrementi. A causa della diagnosi di cui era stato incaricato Pinel, forse il più autorevole psichiatra dell'epoca, egli sarebbe finito nel ricovero degli idioti, se un giovane medico, Jean Itard, non avesse ottenuto, opponendosi strenuamente a quella diagnosi, di tentarne l'educazione. Un'educazione che ai suoi occhi diveniva all'epoca emblematica del passaggio dalla Natura alla Cultura, della ricapitolazione degli stadi di formazione dell'Uomo civilizzato; e che ai nostri rappresenta il primo tentativo storico di reintegrare lo "handicappato" in Società, invece di destinarlo all'ospedalizzazione a vita. Nel 1801 e nel 1807 Itard scrisse, su questo tentativo, due relazioni in cui molti hanno ravvisato l'inizio della pedagogia moderna, e da cui Truffaut ha tratto un film che ha reso celebre questa storia in tutto il mondo. Che cosa può dirci la psicoanalisi di un simile "caso" e, più in generale, dell' "impossibilità" che Freud ha ravvisato nel cuore di ogni intento educativo? Il concetto di padre si trova qui a esserne interrogato, come testimonia tutto l’atteggiamento di Itard, nel suo rovescio conturbante.
Antecedenti
Piergiacomo Pagano, Victor "il ragazzo selvaggio" dell'Aveyron
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Moreno Manghi, Tra i Pinel e gli Itard. Ieri come oggi. Ripensando al film di Truffaut
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