Giulia Lara Bianchi

 

Via della Fontana, 36

Colonnata di Carrara

Carrara (MS)

0585784541

NA007a@giuliana-bianchi.191.it 

 

Perché posso  rileggere all'infinito un classico, cimentarmi liberamente nella ripetizione degli studi di Chopin, tentare di riprodurre una ricetta dell'Artusi, senza destare il minimo sospetto, mentre la mia copia della "Gioconda" suscita perplessità?

Che differenza c'è tra un'opera originale e una copia, tra il vero e il falso?. Il problema non ha una soluzione oggettiva, poiché spesso le condizioni per il riconoscimento di un'opera d'arte non stanno tanto nell'opera stessa quanto in chi guarda.

Se dovessimo sostituire in un museo alcuni quadri famosi con le loro copie, pochi sarebbero in grado di accorgersene.

Il rapporto dello spettatore infatti non è con il quadro ma con l'autore. Così il falso dipende dalla popolarità dell'artista ed è sempre relativo al nome e non al quadro. Conosciamo falsi Leonardo, Michelangelo, Raffaello, ma difficilmente ci imbattiamo in falsi Rocco Pisano da Pistoia, Lorenzo Belli da Savona o Federico Bacci.

Spesso il falsario è un artista che per diletto prima che per frode, punta a far meglio dell'originale, in virtù di una suprema perizia, passione e cura.

La questione è ulteriormente complicata dal fatto che spesso noi, vediamo ciò che sappiamo già,  nel senso che dobbiamo esser predisposti verso quello che vediamo. In un certo qual modo occorre che quello che abbiamo davanti sia già dentro di noi come per un improvviso riconoscimento.

Difficile immaginare una reazione pura poiché la reazione deriva da conoscenze preesistenti.

Salvo pochi avventurosi, grandi esploratori che per una loro alchimia imprevedibile, conservano intatto un potere  percettivo e intellettivo e si incamminano solitari per ritrovare le tracce .

Qualcosa che si deposita lentamente e che lentamente si apprende, senza mai finire di entrarci dentro.

Non so se sia vero ciò che diceva Hegel e che Argan ribadiva, cioè che l'arte è morta; vero è comunque che qualsiasi cosa uno faccia, senti di averla già vista. L'hai vista negli anni Dieci, l'hai vista negli anni Venti, Trenta, Quaranta, Cinquanta, l'hai sempre e comunque già vista e quindi quanto più l'artista si pone all'avanguardia, tanto più ricopia. Sicché, per un paradosso inestricabile, tanto più è accademico chi si sente all'avanguardia; per cui alla fine solo  la copia viene a configurarsi come la vera innovazione e modernità.

Opere che stanno con noi, che prima che all'arte appartengono alla vita quotidiana, quasi a significare un'intimità e una continuità di ispirazione, un percorso in compagnia di un "Maestro", poiché il tratto più rilevante è che l'opera  mentre la si esegue,  mentre la si copia, fa compagnia  per tanto tempo...

Si passano mesi, forse anni, in compagnia di Leonardo, Caravaggio  o Raffaello...

 

Giulia Bianchi