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Giulia Lara Bianchi
Via della Fontana, 36
Colonnata di Carrara
Carrara (MS)
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Perché posso
rileggere all'infinito un classico, cimentarmi liberamente nella
ripetizione degli studi di Chopin, tentare di riprodurre una ricetta
dell'Artusi, senza destare il minimo sospetto, mentre la mia copia
della "Gioconda" suscita perplessità?
Che differenza
c'è tra un'opera originale e una copia, tra il vero e il falso?. Il
problema non ha una soluzione oggettiva, poiché spesso le condizioni
per il riconoscimento di un'opera d'arte non stanno tanto nell'opera
stessa quanto in chi guarda.
Se dovessimo
sostituire in un museo alcuni quadri famosi con le loro copie, pochi
sarebbero in grado di accorgersene.
Il rapporto
dello spettatore infatti non è con il quadro ma con l'autore. Così il
falso dipende dalla popolarità dell'artista ed è sempre relativo al
nome e non al quadro. Conosciamo falsi Leonardo, Michelangelo,
Raffaello, ma difficilmente ci imbattiamo in falsi Rocco Pisano da
Pistoia, Lorenzo Belli da Savona o Federico Bacci.
Spesso il
falsario è un artista che per diletto prima che per frode, punta a far
meglio dell'originale, in virtù di una suprema perizia, passione e
cura.
La questione è
ulteriormente complicata dal fatto che spesso noi, vediamo ciò che
sappiamo già, nel senso che dobbiamo esser predisposti verso quello
che vediamo. In un certo qual modo occorre che quello che abbiamo
davanti sia già dentro di noi come per un improvviso riconoscimento.
Difficile
immaginare una reazione pura poiché la reazione deriva da conoscenze
preesistenti.
Salvo pochi
avventurosi, grandi esploratori che per una loro alchimia
imprevedibile, conservano intatto un potere percettivo e
intellettivo e si incamminano solitari per ritrovare le tracce .
Qualcosa che si
deposita lentamente e che lentamente si apprende, senza mai finire di
entrarci dentro.
Non so se sia
vero ciò che diceva Hegel e che Argan ribadiva, cioè che l'arte è
morta; vero è comunque che qualsiasi cosa uno faccia, senti di averla
già vista. L'hai vista negli anni Dieci, l'hai vista negli anni Venti,
Trenta, Quaranta, Cinquanta, l'hai sempre e comunque già vista e
quindi quanto più l'artista si pone all'avanguardia, tanto più
ricopia. Sicché, per un paradosso inestricabile, tanto più è
accademico chi si sente all'avanguardia; per cui alla fine solo
la copia viene a configurarsi come la vera innovazione e modernità.
Opere che
stanno con noi, che prima che all'arte appartengono alla
vita quotidiana, quasi a significare un'intimità e una continuità di
ispirazione, un percorso in compagnia di un "Maestro", poiché il
tratto più rilevante è che l'opera mentre la si esegue,
mentre la si copia, fa compagnia per tanto tempo...
Si passano
mesi, forse anni, in compagnia di Leonardo, Caravaggio o
Raffaello...
Giulia
Bianchi
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