Una vita tra virgolette

         Nella nevrosi la vita è racchiusa tra virgolette: non solo occasionalmente parole o frasi, ma sistematicamente tutto il discorso che concerne gli affetti e le passioni. Per esempio, quando racconta un episodio che lo ha fatto montare in collera il nevrotico usa dire che “a quel punto non ci ho più visto e mi sono, aperte virgolette, arrabbiato, chiuse virgolette,”. Oppure: “Quel determinato fatto mi ha, aperte virgolette, colpito (toccato, commosso), chiuse virgolette, fin quasi alle lacrime”. Non è rara un'iperbole gestuale (soprattutto nelle donne) con gli indici di tutte e due le mani alzati e poi ripiegati due volte sveltamente a "grattare" l'aria prima e dopo la parola da virgolettare.

        Notiamo che nel testo scritto l’uso delle virgolette connota l’atto dell’enunciazione, una parola o una frase che non sono personali ma che sto citando, la segnalazione di una parola che sto consapevolmente usando in modo improprio o per metafora. Nella nevrosi invece l’uso delle virgolette rimarca la presa di distanza dagli affetti che sono, per così dire, stati pignorati.

        Le virgolette possono nascondersi anche in frasi come la seguente: “Allora ho provato una sensazione della serie: questa donna mi piace”; oppure nell’uso smodato dell’avverbio come: “In quella circostanza mi sono come  lasciato andare”. O anche: “Poi mi ha preso un’improvvisa stanchezza e mi sono come  addormentato”. Se si obbietta: “Cosa intende per come addormentato?” Ci si può sentire rispondere: “Sì, della serie: cascare dal sonno”.

        Al culmine, si potrebbe immaginare una vignetta dove alla domanda:

        -“Lei è il signor…?”

        Segue questa risposta:

        - “Io sono il signor, aperte virgolette, tal dei tali,  chiuse virgolette (della serie: sono il signor tal dei tali)”.

    Nella nevrosi gli affetti, dopo la dichiarazione di fallimento del desiderio, sono stati messi sotto sequestro. Contri osservava che volentieri li si va a comprare a buon mercato, a teatro o al cinema, e in effetti l’overdose di films è tipica del nevrotico che non di rado vive letteralmente la sua vita all’interno di serials cinematografici o televisivi, surrogati perfettamente confezionati delle ottocentesche fantasie isteriche. Gli affetti possono ormai solo essere citati, presi in prestito come se appartenessero all’esperienza di altri. Non è un caso se i due lemmi più virgolettati (in una ipotetica hit parade) sono senz’altro “amore” e “normalità”, due parole il cui significato nessuno osa più permettersi di fare uscire dalle virgolette. Ma qui siamo già oltre la nevrosi, perché questo è un fatto di cultura.