HGW XX/7 è uscito dalla S.T.A.S.I.

 

 

Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo, e lavati la faccia;

acciocchè non apparisca agli uomini che tu digiuni,

ma al Padre tuo, il quale [è] in segreto;

e il Padre tuo, che riguarda in segreto,

ti renderà la tua retribuzione in palese.

Matteo, 6, 17-18 (vers. Diodati)

 

         È sufficientemente recente, giustamente pluripremiato e discusso, perché più o meno tutti abbiano visto o sentito parlare di Le vite degli altri (Germania, 2006). Il che non ci impedisce, a vantaggio di chi non ne sapesse nulla, di rinviare alla trama del film, esauriente e sufficientemente ben fatta, pubblicata su Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Le_vite_degli_altri

       

          La forza della sceneggiatura — che altrimenti si ridurrebbe alla solita retorica politico-ideologica di un inno alla Libertà o alla Liberazione —  è tutta racchiusa nella testimonianza di Gerd Wiesler, alias l’agente della S.T.A.S.I. HDW XX/7, sul punto critico, sul punto di rottura che lo porta a passare dall’invidia per la vita degli altri alla rinuncia alla pretesa di averne una per sé — alla pretesa di avere una vita libera e liberata.

Ecco perché non si può essere più lontani dall’opera di Brecht “L'anima buona di Sezuan” (Der gute Mensch von Sezuan) — che appare indubbiamente l’ispiratrice di fondo del film — “in cui una prostituta in circostanze sfavorevoli, pur di aiutare gli altri, ci rimette personalmente”. Perché là dove si tratta di rimessa, si tratta invece, qui, di retribuzione. Ma quale?

Le critiche al “tradimento del senso del film” di cui sarebbe responsabile la frase finale di Wiesler nel doppiaggio italiano, per una volta sono ingiuste.

 

 Infatti, mentre sta per acquistare il romanzo di Dreyman Die Sonate vom guten Menschen ("Sonata per uomini buoni"), il negoziante chiede a Wiesler se gli debba fare un pacchetto regalo per il libro (che porta la dedica: "a HDW XX/7, con gratitudine") ), e Wiesler nella versione italiana, risponde: "No, lo prendo per me" invece di: "No, è per me". Andando forse al di là delle intenzioni “brechtiane” dell’autore del film, il "tradimento" del doppiaggio italiano rivela che il vero oggetto della frase è il desiderio, che prende tutto. Se nell’amore “tutto è per te”, nel desiderio “tutto è per me”, anche l’amore che è per te, e proprio in questo consiste la “retribuzione”. L’Apostolo ne sottolinea il legame indissolubile col “segreto”, così stretto da esserlo perfino per il soggetto stesso. Ma il Desiderio mai si palesa con tanta forza se non quando è mantenuto segreto, se non in quanto non si disperde nel desiderio di questo o di quello, ma si prende tutto. Proprio in questo segreto consiste la sua ricompensa: ma non è affare per uomini buoni.