Non siamo più nei ricordi di nessuno
Con l'abrogazione, dopo
l'infanzia, della vecchiaia - rimpiazzata da una "anzianità"
affetta da un giovanilismo maniacale, oltraggioso e
oltranzista - l'adolescenza si è finalmente eternizzata,
diventando l'unica età di un Uomo che non conosce più inizio
né fine, che non ha più nascita né morte. Una delle
conseguenze è che, all'ipertrofia della memoria - che
accumuliamo a colpi di upgrade ("un giga di memoria
ormai è appena sufficiente", sento dire dal primo che passa)
- corrisponde un equivalente depauperamento dei ricordi: a
custodirli non resta ormai quasi più nessuno, e il primo
atto di insediamento dell'erede nella casa avita è quello di
raderla al suolo per ricostruirla ex-nihilo, finalmente
disinfestata e disinfettata da tutti i morbosi fantasmi del
passato.
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