Non siamo più nei ricordi di nessuno

 

Con l'abrogazione, dopo l'infanzia, della vecchiaia - rimpiazzata da una "anzianità" affetta da un giovanilismo maniacale, oltraggioso e oltranzista - l'adolescenza si è finalmente eternizzata, diventando l'unica età di un Uomo che non conosce più inizio né fine, che non ha più nascita né morte. Una delle conseguenze è che, all'ipertrofia della memoria - che accumuliamo a colpi di upgrade ("un giga di memoria ormai è appena sufficiente", sento dire dal primo che passa) - corrisponde un equivalente depauperamento dei ricordi: a custodirli non resta ormai quasi più nessuno, e il primo atto di insediamento dell'erede nella casa avita è quello di raderla al suolo per ricostruirla ex-nihilo, finalmente disinfestata e disinfettata da tutti i morbosi fantasmi del passato.
Come i personaggi erranti nella desolazione notturna di Decalogo 3, non siamo più nei ricordi di nessuno, e quasi non passa giorno in cui non dobbiamo esibire un documento d'identità - che abbiamo il dovere civico se non l'obbligo di portare sempre con noi - al nostro prossimo: altrimenti chi potrebbe riconoscerci? Solo quel che resta della psicoanalisi, come una sacca di resistenza clandestina, permette ancora a qualcuno, incapace di tenere il passo marziale delle news, l'occasionale ritrovamento di un ricordo d'infanzia dimenticato. Ma la psicoanalisi, il ricordo e l'infanzia - bizzarra trinità laica - hanno gli anni, se non i giorni, contati. Come ogni Crepuscolare che si rispetti alla fine di un'epoca, moriamo dunque volentieri (se questo è ancora permesso: morire, e addirittura volentieri!) prima che l'estinzione dei ricordi sia definitivamente compiuta e a connotarci non resti che il database di un User Profile, a cui il nominato "utente" potrà diligentemente aggiungere il suo emoticon, l' "icona raffigurante un viso umano e simboleggiante stati d'animo ed espressioni umane", dopo che anche i visi e le espressioni umane non saranno che un… ricordo.