Il punto di non ritorno

    A proposito della non pietas dello psicoanalista, può essere interessante ciò che è successo con una cliente.

L’antefatto

    Un giorno, questa cliente, mi dice di essere stata improvvisamente licenziata, senza che lei avesse fatto alcunché per meritarselo (e non ho motivo per non crederle). Licenziamento per motivi di riduzione del personale, con effetto immediato.

    Da un momento all’altro questa donna si ritrova senza lavoro: e mi racconta di sentirsi tradita dalla sua azienda, di essere stata vittima di un’ingiustizia, lei che aveva dedicato il meglio di sé per la causa del suo lavoro.

 

La rinuncia

    Assorbito il colpo, da lei definito molto duro, pensa alle soluzioni per trovare un altro lavoro, ma nel frattempo dice di dover anche fare economia per non far pesare troppo sul bilancio familiare la sua situazione. Tra le altre cose mi accenna in seduta all’idea di ridurre, suo malgrado, la frequenza settimanale delle sue sedute, visto il periodo di magra.

Io, al momento non dico nulla, tentato da un’idea pietistica, voglio prendermi il tempo di pensarci.

 

No!

    La signora torna un’altra volta sull’argomento, durante un’altra seduta denunciando la preoccupazione per la sua situazione economica. Per mio conto avevo già deciso, da quando avevo sentito per la prima volta l’idea di ridurre le sedute, che non era proprio il caso, e pensavo fosse opportuno che  il lavoro proseguisse così;  se ci fossero stati problemi economici, per far fronte al breve periodo di emergenza occorreva che lei facesse proposte diverse. Il tempo mi occorreva solo per pensare al modo in cui dirle questa cosa, anche in riferimento ad un sogno fatto mesi prima in cui si era sognata “pidocchiosa”.  Sapevo bene infatti che la situazione di questa donna non era economicamente così malandata, e non era affatto in condizioni di non poter onorare le sedute che faceva.

    Alla fine di una seduta la signora mi disse, repentinamente, se mi andava bene che dalla settimana successiva riducesse il numero delle sedute. A quel punto di botto mi usci semplicemente un “no!” secco e deciso, come non è nel mio stile, e la signora non ribatté nulla. Qualcosa mi aveva infastidito: la signora aveva fatto appello troppo a lungo alla mia pietà, e alla sua povera condizione di sfortunata, tradita dall’amore della mamma-azienda.

 

Il sogno

    Qualche giorno dopo la cliente racconta questo sogno: ha perso due denti canini, e sotto già si intravedono due piccoli denti da latte, però malaticci; lei pensa: “Sono giunta ad un punto di non ritorno”, che descrive in questo modo: si tratta di aver superato quel punto in cui, ad esempio durante un volo, l’aereo non ha più carburante per tornare indietro, ma ne ha abbastanza per  arrivare a destinazione.

    Commento solo che questo sogno l’ho pensato come sanzione alla risposta negativa rispetto alla sua richiesta di impietosirmi per la sua condizione. A questo punto verrà fino a meta, la conclusione della sua analisi, perché il suo partner non le ha fatto sconti, che avrebbero voluto dire la caduta dell’aereo del suo desiderio.

Carlo Arrigone