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Pensiero del bambino e pensiero del figlio
La nostra è una civiltà-cultura che ha scelto di identificare il figlio al bambino, ma l’equivalenza figlio = bambino è falsa, anche se è quanto di più radicato vi sia. L'espressione: "Ho dei figli che sono ormai già grandi" sottolinea, con quell' "ormai", che il figlio grande è meno figlio di quando era "piccolo", anzi: avendo "ormai" una propria vita, magari con propri figli, non lo considero più figlio se non anagraficamente. Per tutta l'infanzia si è ancora figli, poi, alle soglie dell'adolescenza, si comincia a diventare un "problema". Il problema è che rispetto al prima del bambino, Eldorado asessuato, appare, poi, un'imprevisto (come dire: "un incidente di percorso"): la novità dei sessi. Che cosa se ne possono fare i genitori del sesso del figlio se da tempo non hanno più saputo cosa farsene nemmeno del loro? Non che fino a quel momento una vaga idea dei sessi nei genitori sia mancata del tutto, ma, come dire, niente di più che "carini" (il pisellino, la micetta), insomma, del tutto inoffensivi e, in definitiva, roba da preoccupazioni igienico-pediatriche. Non è raro, nel passaggio infanzia-adolescenza, vedere genitori che in effetti non considerano più tale quel figlio dal corpo trasformato, che "mettendo su un sesso" ha perso la grazia di un tempo ("Tu che hai le gambe lunghe, vammi a prendere la saliera"), e esce dalle grazie dei genitori. Egli non se lo potrà mai perdonare, arrivando facilmente a fomentare una qualche forma di impotenza, pur di non perdere il sospirato amore presupposto. È noto che la psicosi trova in questo passaggio un terreno fecondo. |