Non sanz droict

 

nonsanzdroict

 

    Queste armi erano state concesse nel 1596 a John Shakespeare di Stratford-on-Avon, padre di William Shakespeare (1564 - 1616).

    Notiamo che il motto iscritto sul cartiglio non afferma un diritto e nemmeno lo nega ma dice: "Non senza diritto". Questo motto è la nostra difesa, il nostro scudo. Esso afferma che "Tutti quegli atti che non sono giuridicamente proibiti sono giuridicamente permessi", cioè non sono senza diritto. Infatti per il diritto non c'è alcuna necessità di autorizzare tutti quegli atti che ciascun soggetto già si autorizza da solo a compiere secondo la propria libera iniziativa personale - a patto che non siano atti espressamente proibiti o illeciti. Gli atti a cui ci riferiamo (in effetti quelli più comuni e quotidiani, proprio come può esserlo la pattuizione di un appuntamento, che è libera e non dipendente dal diritto statuale, ma ugualmente comporta una sanzione penale - un giudizio sfavorevole fino alla rottura di un rapporto - se uno dei due contraenti il patto non rispetta l'obbligo dell'appuntamento) sono espressamente ammessi dal diritto statuale come fattispecie compresa nel "permesso negativo". In altri termini, il diritto afferma di non avere (e non volere avere) giurisdizione su di essi: a meno che non siano proibiti, non lo riguardano. Ma ciò non toglie ai più zelanti di volere che anche quegli atti che cadono sotto il "permesso negativo" debbano essere permessi positivamente dal diritto, in modo tale che ciò che è giuridicamente permesso (benché negativamente) deve essere positivamente permesso, ossia esplicitamente autorizzato.* In altri termini, si vuole che il diritto se ne occupi preventivamente. Con la conseguenza che se l'atto che io già liberamente mi permettevo, ora sono autorizzato a compierlo per legge, ecco che tale atto, ipso facto, non mi appartiene più, non ho più alcuna autorità o giurisdizione su di esso. L'iscrizione di quell'atto nel diritto in effetti comporta la mia esautorazione. Qui non si tratta più dell'angosciato, che non essendo mai certo della lagittimità dei propri atti personali invoca un'autorizzazione per fare ciò che la legge permette, perché questa autorizzazione ora è imposta a tutti per legge. Potrò pertanto amare una certa persona, avere dei figli, scegliermi un determinato amico non perché così mi piace ma perché sono autorizzato dal diritto. Correlativamente, ci saranno alcuni io che non avranno questo medesimo diritto, mancando loro i misteriosi "requisiti" per poterlo esercitare; requisiti non meno misteriosi di quelli attribuiti a coloro che lo possono esercitare. Da questa giuridicità esoterica alla mistica del Diritto il passo è breve.**

    Questo ci ricorda un vecchio, celeberrimo sketch di Carlo Verdone, che mimava un personaggio che a ogni piè sospinto esibiva il "porto d'armi", per mezzo del quale si autorizzava a tutto: il Diritto coincideva per lui con il porto d'armi.

    Quanto a noi, continuiamo a preferire le armi sullo scudo della "piccola nobiltà" di Stratford-on Avon: non sanz droict. Se il permesso negativo "è l'anima della giuridicità della vita quotidiana di ciascuno, in atti e pensiero", facciamo appello a tutti coloro che non gradiscono che la propria legge di moto individuale non possa più essere distinta dalla legge giuridico-statuale.  

 

*  Richiamo brevemente la distinzione fra permesso e autorizzazione. Il permesso viene definito dall’affermazione che tutto ciò che non è proibito è permesso. L’autorizzazione è uno statuto giuridico che riguarda un permesso particolare che può essere attribuito solo ad alcuni, in certe occasioni e a certe condizioni: alcuni saranno autorizzati, altri no.

 

** Questo passo è già stato fatto, proprio in Italia, dalla  cosiddetta "legge Ossicini", archetipo di una mistica del Diritto.