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Mi capita a volte di starmene seduto da solo in un bar a bere o a mangiare qualcosa e all'avvicinarsi di un bambino incuriosito, sfuggito per un attimo alla sorveglianza, subito un genitore si precipita a strattonarlo via con la solita frase: "Non disturbare il signore!". A volte ribatto: - "Guardi che non solo non mi dà alcun fastidio, ma mi fa piacere". Al che il genitore a sua volta replica, con più veemenza: "Non dare fastidio al signore!!" L'esperimento (ormai tale è diventato: un esperimento scientifico perfettamente riproducibile nello stesso modo in ogni circostanza) potrebbe concludersi qui, ma a volte può venire la tentazione di spingersi più oltre, e replicare a propria volta: "Forse non ha sentito, ma Le ho appena detto che il bambino non mi disturbava affatto". A questo punto l'aria, per così dire, si ammorba di un non so che di pesante e di malsano, il genitore, con lo sguardo visibilmente turbato prende in braccio il figlio e nel più grande imbarazzo abbandona frettolosamente il locale lasciandosi dietro una scia di sospetti che di tavolo in tavolo giunge fino a me, il... pedofilo. La risposta compiacente di un adulto all'iniziativa di un bambino, soprattutto se al di fuori di un contesto "professionale" (insegnante, pediatra, psicologo) dove i ruoli salvano le apparenze, è sull'orlo dell''imputazione penale. Quest'orlo è già stato superato nel caso opposto: l'iniziativa non "autorizzata" di un adulto fuori dall'ambito famigliare e professionale nei confronti di un bambino è ormai un reato penale. La carezza en passant sui capelli di una bambina (un gesto che trent'anni fa poteva essere di routine), o addirittura il bambino preso in braccio per il tempo di un apprezzamento oggi sono atti ad alto rischio, da evitare, diciamo meglio: da inibire, e ciascuno può constatarlo facilmente sulla sua pelle. L'infanzia è diventata il pericolo pubblico numero uno. |