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Un altro errore patologico, un errore sponsorizzato su scala mondiale, è la credenza che il bambino buttato fuori di casa, senza tetto, senza famiglia, orfano di guerra, malnutrito, figlio di drogati, "deprivato", picchiato, maltrattato, denutrito, carente di "affetti", educato in qualche tetro istituto, oggetto di libidine da parte di adulti, vittima di una qualunque specie di violenza sessuale, fisica, morale, ecc. ecc. ecc., sia un bambino "traumatizzato". No, no, no e poi no! Il dolore è normale, non è psicopatogeno; il bisogno, l'indigenza, l'orrore sono normali, non sono psicopatogeni; l'angoscia è normale, non è psicopatogena; il lutto per la morte dei propri genitori è normale, non psicopatogeno; gli abusi sessuali sul bambino, sono intollerabili, e tuttavia il bambino non ci marcia sopra tutta la vita, non vive psicologicamente della misera rendita dell'abuso sessuale. Mystic River, il film di Eastwood, sarà anche fatto bene, ma è la solito solfa: l'abuso sessuale del bambino lo farebbe vivere della rendita del "trauma" per tutta la vita, da semi-handicappato: non se ne può più di questa psico-brodaglia. Trauma: severe and chronic mental or emotional stress. Sorvoliamo sullo "stress", una parola veramente stressante, il cui unico significato accettabile è: "Il 'mondo' mi ha proprio rotto le scatole!". Ma perché "chronic"? Che bisogno c'è? Perché dovrei portarmi dietro per sempre un handicap? Come non accorgersi che c'è una mistica del trauma? Prendiamo il caso del bambino di quattro-cinque anni che vede entrambi i genitori morire di morte violenta, immaginiamolo in uno scenario di guerra. Dopo aver constatato che sono morti, corpi inanimati, cadaveri, cosa fa? Se il suo cagnolino impaurito è scappato gli corre dietro per riprenderselo, perché lui è vivo ed è l'unico "affetto" che gli è rimasto. Non sta neanche lì a piangere. È incosciente? È mostruoso? Non "capisce" ancora ("non può ancora capire")? Ma sì, è mostruoso, non ha "coscienza", non capisce, non è ancora morale. Una fortuna, di cui si disferà troppo in fretta. Lo si vorrebbe disperato, incapace di staccarsi dai genitori, un tantino necrofilo, magari mentre sbaciucchia il cadavere della mamma, straziato, già condannato dalla vita, e tutti pieni di pietà per lui, per il suo irredimibile futuro pieno di inevitabili "problemi", pronti allo psico-aiuto. Tutti fanatici del Trauma. E invece no: esiste il caso rarissimo di un regista, René Clement, che ha fatto un film strepitoso sull'argomento (Jeux interdits, "Giochi proibiti"), che racconta di come una bambina quattrenne in quelle condizioni si dia immediatamente da fare - non esitando a gettarsi tra le braccia di tutti - pur di farsi adottare. Vanamente, del resto. Almeno in guerra si può fare a meno di psicologici, assistenti sociali, magistrati ecc. ecc., raccattare un orfano che chiede asilo per strada, portarselo a casa e farne uno dei propri figli, se nessuno che ha "diritto" viene più a recriminarlo. I bambini fanno così con i gatti e i cani, e non troverebbero nulla da ridire ad aggiungere i bambini, compresi loro stessi, alla lista. In fondo la vecchia battuta di Colouche non mancava di sagacia: "Non potevamo avere cani, così abbiamo deciso di adottare un bambino". Ricordiamo la smorfia di indignazione di chi raccontava della "menzogna" dei genitori alla domanda del figlio sul mistero della provenienza di un fratellino: "Lo abbiamo comprato al supermercato". Perché no? In fondo si ridurrebbe la questione al tirare sul prezzo, al costo di un bambino. Invece oggi col bambino bisogna adottare il trauma, e per di più bisogna fare dei corsi accelerati per essere all'altezza di tanta responsabilità.Intelligenza artificiale, di Spielberg: del finale del film, un bambino sano e libero di parlare dirà: "Ma quel bambino è scemo? Ha avuto la fortuna di togliersi dai piedi una madre che lo ha mollato di brutto in un bosco dando credito alle menzogne del fratello invidioso, senza un minimo di giudizio, e lui passerebbe addirittura l'eternità a sbavare per un altro giorno con lei?" Ma no: per quanto robot possa essere, anche per lui vale, come per il bambino, come per tutti, la teoria del trauma. Otto Rank l'aveva imbroccata giusta quando ha scritto Il trauma della nascita: gli Americani (e si sa che "siamo tutti Americani"), come rileva Freud, non aspettavano altro per rimpiazzare la psicoanalisi e lo hanno imbottito di dollari. Se la nascita coincide con il trauma, siamo tutti malati fin dall'inizio, e la normalità sarà importata con il modello di una Psicoterapia generalizzata, che tanto vale praticare fin dall'asilo, anzi con le prime "cure" materne. Ma si può perfezionare. Infatti il passo è breve dal trauma della nascita alla nascita dal trauma: siamo tutti figli del Trauma. Mystic trauma. Che "siamo tutti Americani" è qualcosa che si è sentito l'11 settembre, non prima. Significa che deve instaurarsi una fratellanza tra gli uomini a partire dal trauma posto come nuovo Padre. In quei giorni i bambini che osavano rimettere mano ai loro joystick non sapevano di offendere la nuova religione: ricordo padri di famiglia offesissimi, il cui sermone implacabile aveva creato nei loro figli la colpa di non essere stati dentro le torri, proprio come, ai miei tempi, per rifiutare un piatto di odiati spinaci bisognava prepararsi alla colpa di avere avuto un destino diverso dai bambini del Terzo mondo, che presenziavano i telegiornali in bianco e nero come icone sacre, al tempo stesso pietose e terribili, che ogni giorno celebravano a tavola il culto del Trauma. Chi abbia ancora qualche dubbio, può leggere queste cinque pagine sulla definizione psicoanalitica di che cosa è il trauma, quando non è mystic.
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