“Mentalmente ritardato”. Sì, ma da chi?

 

    È palese che nel cosiddetto “ritardato mentale” il ritardo c’è, ma è il ritardo dell’altro che non solo non è mai andato all’appuntamento con la soddisfazione del soggetto, ma ha impedito sistematicamente che qualunque altro potesse andarci, facendo il vuoto intorno alla sua vittima. Il ritardato mentale è dunque certamente un “ritardato”, ma da un altro. Tuttavia, l’imputazione di questo atto doloso compiuto da un altro viene rinnegata. È probabile che la storia cominci molto presto, quando la madre impedisce metodicamente al bambino di prendere qualsiasi iniziativa per la soddisfazione; in più di un caso, di cui sono stato testimone,  perfino quella di cominciare a parlare e a camminare. Non si deve credere che l’azione dolosa della madre sia un’azione violenta mirata a un impedimento forzato. Ricordo un caso dove ella metteva quotidianamente il figlio di due anni, che non riusciva a fare due passi senza cadere, alla “prova”, collocandolo a un’estremità del corridoio, mentre lei lo aspettava seduta all’altra estremità  invitandolo al tragitto. Al fatale incespicare del bambino lei erompeva in singhiozzi e correva premurosa a  prenderlo in braccio sussurrandogli accorata: “Non importa, non importa amore”. Rilevo qui la differenza tra impedire la conclusione di un moto a meta e impedire il suo inizio: sono due azioni psicopatogene differenti, da cui conseguono due psicopatologie differenti.