Ma dove lo mettiamo adesso questo qui?”

 

    Si tratta di Giorgio, quattordici anni, figlio adottivo dall’età di otto. I genitori adottivi, delle brave persone, si sono subito prodigati per fare di Giorgio un figlio che si rispetti, un esercizio quotidiano di addomesticamento, di “rispetto delle regole”.

    Il passato di Giorgio, il “prima” non è la sua storia ma un calderone pieno di tutti gli orrori e traumi possibili; fa di lui un poveretto fortunato che può essere salvato.

    Da quando Giorgio è arrivato, l’investimento degli adulti -genitori è rivolto, quasi maniacalmente, al suo accudimento, a curare questo bambino malnutrito, maltrattato, sgraziato e, forse, anche un po’ ritardato. C’è da guadagnarsi il paradiso!

     E’ l’accudire che assorbe ogni investimento, nonostante il bambino e contro il bambino.

     Così, poco importa se Giorgio cerca di raccontare, di chiedere, poco importa cosa desidera questo bambino sgangherato, ci sono loro a pensarci, questi genitori nuovi che sanno cosa serve, come bisogna parlargli, come interpretare le sue paure, ecc.

      A dar man forte tutto uno spiegamento di forze della scuola, dei servizi: l’idea è quella del “recupero” nella solita visione deficitaria di un bambino impotente.

      Giorgio ci prova a crearsi dei legami tra insegnanti di sostegno la mattina,  educatori il pomeriggio, assistenti sociali e psicologi per i traumi del “prima”. I traumi dell’accudimento forzato rimangono invisibili.

      E’ evidente che questo investimento di forze, denari, attenzioni, riabilitazioni, tutto questo investimento ortopedico, attende la giusta ricompensa, attende dei risultati.

      Ed invece le cose vanno di male in peggio. A quattordici anni, Giorgio non è più così appetibile, ci si accorge che quel bambino ha anche un sesso, che è uno che guarda le ragazzine, che fa apprezzamenti amorosi alla madre: un ragazzotto cresciuto, volgare per la madre, poco presentabile per il padre.

      Negli ultimi tempi, l’opera di addomesticamento si accanisce in modo ineluttabile sulla cavità orale di Giorgio. E’ pensiero comune, di questi tempi,  che un buon genitore fa di tutto per raddrizzare anche la dentatura dei propri figli.

      Dunque la dentatura di Giorgio è l’oggetto privilegiato di una serie d’interventi di un dentista, interventi che, all’esame di un altro specialista dal quale viene portato Giorgio per un serio problema sopravvenuto, vengono definiti cruenti e non sopportabili senza anestesia generale.

      Di tutto questo, i genitori fanno notare con apprezzamento il coraggio dimostrato da Giorgio! In fondo non si fa che prendersi cura di lui.

      E Giorgio ha preso a scherzare sulle sue disavventure dentistiche, ha preso a scherzare perfino sull’emiparesi facciale che gli arriva per aver tenuto molti giorni, troppi, del ghiaccio per lenire il dolore: una faccia obliqua nella smorfia della bocca e dell’occhio paralizzati che fa ridere perfino i genitori.

      Giorgio scherza, fa battute, così ingoia la rabbia al racconto della madre che non ha dato troppo peso alla cura prescritta dal neurologo per il figlio “Cosa vuole, erano solo delle vitamine!” e non ha provveduto a dargliela.

      Negligenza oppure è il seguito del precedente accudimento che passa alle vie di fatto su qualcuno ormai di troppo?

 

Sandra Puiatti