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Un uomo e una donna, colti e competenti, decidono di adottare un bambino ma sono disturbati da un dubbio: poiché il bambino non può essere adottato appena nato, gli si propone come naturale questa equazione: con più il bambino è grande, con meno possibilità c'è che loro gli si affezionino e che egli si affezioni a loro. L'errore, come sempre, è tanto banale quanto radicato, e consiste nel ritenere che l' "affetto" sia un istinto naturale, ossia già precostituito, già dato in natura. Non viene preso in considerazione che l'affetto è il prodotto di un rapporto, o più esattamente la sua sanzione: premiale o penale a seconda di come viene istituito e onorato il rapporto stesso. Ma l'errore è talmente diffuso che non viene sospettato nemmeno di fronte agli innumerevoli casi dove tra genitori e figli naturali non c'è nessun affetto, mentre il legame di sangue dovrebbe assicurare di per sé - in quanto naturale - l'affezione: più esattamente non è vero che non ci sia affetto - non si dà che affetto non vi sia - perché in questi casi ci si affeziona, sì, indelebilmente e per tutta la vita, ma nell'odio. |