La caduta dell'Angelo custode

 

    Contri osservava già in Leggi che la spericolatezza del bambino piccolo che gioca col fuoco, si arrampica sul balcone, se ne va per i fatti suoi lungo la strada, non è incoscienza ma consapevolezza del legame con l’altro: ai suddetti “pericoli”,“non è che non ci pensa: pensa che ci pensa l’altro”. Ecco la buona ragione del mito del bambino invulnerabile, dalle sette vite, che cade dal quarto piano e rimane illeso, si rialza e si mette a giocare, il che, peraltro, è realmente successo e continua a succedere, come narra periodicamente la cronaca: è l'ultima favola moderna, l'ultima sopravvivenza del mito dell'Angelo custode.

    Quella stessa “realtà esterna” che per il bambino sano è fonte inesauribile di eccitamento e di ricerca di soddisfazione, perché gli schiude la possibilità di infiniti rapporti, per l’adulto è fonte di timore di pericoli a ogni piè sospinto. Una delle definizioni più notevoli della nevrosi è l'eccesso di difesa contro ogni forma di ec-citamento da parte di un altro: l'ec-citamento, nell'esperienza del nevrotico, è attraente tanto quanto è considerato come la premessa di una sicura delusione: "solo come ti muovi sono guai". "Solo come ti muovi" significa: solo che ti permetti di avere un desiderio. Non di rado questo restare perennemente immobile può lasciare di colpo il posto all'atteggiamento opposto di lanciarsi a testa bassa senza intendere ragioni. Se si fa notare che frasi o atteggiamenti come questi tradiscono palesemente l'angoscia di non sapersi muovere - di non essere certi del proprio giudizio in merito al seguire o non seguire un ec-citamento - si osserva che l'angoscia non viene ammessa mentre il difetto di giudizio viene puntualmente spostato sul bambino.