Il punto verde

 

 

         Terminato l’anno scolastico i bambini di prima, seconda e terza media a cui è capitato di vivere nei dintorni di Polcenigo − mio figlio è tra questi − sono molto, molto fortunati. Il borgo medievale si trova circondato da colline amene e rigogliose, folte di boschi; la foresta del Cansiglio è a un passo, ricca di ogni sorta di sentieri e passeggiate; il fiume Livenza ha lì le sue risorgive e si dirama tutt’intorno, stretto e confortevole, pescoso, navigabile in tutta sicurezza con canoe o piccole imbarcazioni; in qualche punto ci si può tuffare da trampolini ricavati dalla sezione di vecchi tronchi, e, dalla fine di giugno a agosto, concedersi qualche bracciata nell’acqua fredda ma non gelata; passato il “ponte di legno” si apre una radura circondata dal bosco e attraversata dal fiume, con una piccola cascata; è possibile trovarvi ogni sorta di animali che numerosi, tra cui i cavalli, vi sostano placidamente in pascolo; poche centinaia di metri e ci si può inerpicare per il parco di San Floriano; nel territorio intorno a San Giovanni (un Km da Polcenigo) pietraie e terreni misti di sassaie e sabbia, antichi e ormai estinti corsi fluviali, offrono quanto di meglio per scorribande in ciclocross, scooter, motocross, fionde, cerbottane, spiaccicalucertole e quant’altro; alti, grossi e soffici covoni sparsi ovunque nei campi sembrano dire: buttati! Vieni a rotolarti! Come se non bastasse, dappertutto sono disseminati campi da calcio, da tennis, da basket, piste da pattinaggio, da bocce, ecc. ecc., e tutti disponibili: basta occuparli, a qualunque ora. Ma ancora non basta: ciascun bambino vive in una casa di sua proprietà, e qualcuno – un genitore, un nonno, un vicino – c’è sempre a dare un’occhiata, e nella casa c’è il cortile, e vicino il campo, e dentro la casa, nella stanza dei bambini c’è tutto quanto di meglio l’elettronica possa offrire, non parliamo delle dispense; dai più facoltosi non manca la piscina. Non ci sono, qui, i bounty-killers dei condomini. E potrei continuare per pagine…

Ebbene: finito l’anno scolastico, ai bambini tra gli undici e i quattordici anni si aprono davanti tre mesi di vacanza con tutto questo ben di Dio. O almeno, a me, al pensiero di avere tredici anni, tre mesi di vacanza e tutto quello che ho dipinto, e tutto quello che non ho dipinto ma che c’è ugualmente, mi viene la pelle d’oca. Rinnovando poi un costume di quando ero bambino, vado per due settimane al mare, sulla costa Croata a due passi da Trieste, che è poi a due passi da Polcenigo, e mi prendo dietro uno o due bambini, amici di mio figlio, perché i bambini, con più sono numerosi, con meno danno da fare.

         Ora, non sono passati tre giorni dalla fine della scuola che un pomeriggio mio figlio mi telefona disperato: - babbo: non c’è nessuno in giro! – Come!? Ma dove sono spariti tutti? – Sono tutti al punto verde! – Quale “punto verde”? Lì non ci sono che punti verdi, è tutto un punto verde! – No, intendo il punto verde organizzato dal comune: devi venire a iscrivermi.

         E il babbo va: una spanna di terra glabra recintata, quattro altalene sgangherate, alcuni “animatori”, gite organizzate in corriera alla piscina di Pordenone con mangiare al sacco e un pacco di firme per autorizzare questo e quello per togliere ogni responsabilità ai responsabili. E tutti i bambini delle medie con le pive nel sacco, perché bisogna essere certi che non prendano nessuna iniziativa − che so, fare un giro in bici − senza l’approvazione dei genitori che autorizzano gli animatori, autorizzati dal comune, ad autorizzare i bambini a giocare negli appositi spazi ludici, stando attenti a non rovinare le strutture e a non farsi male. E quel che più ti devasta, è che i bambini, completamente esautorati, sono felici.