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Il lapsus in tribunale
Il pretesto è la sceneggiatura del film di Costa Gravas del 1989, Music box. Prova d’accusa. Un ungherese, emigrato da quarant’anni in America, sulla base di documenti solo recentemente resi accessibili dall’attuale governo ungherese, è accusato di essere stato un efferato criminale nazista. Al processo, l’Accusa chiama a testimoniare le vittime che fortunosamente sono riuscite a salvarsi, perché lo riconoscano pubblicamente. Lo zelo del Pubblico Ministero, che trova una collaborazione sospetta nel governo comunista ungherese, si spinge però a forzare la mano ai testimoni d’accusa, mostrando loro preliminarmente la fotografia dell’imputato che devono riconoscere in tribunale, un’unica fotografia dell’imputato invece ― come imporrebbe una procedura corretta ― delle molte fotografie dei possibili sospetti tra le quali essi dovrebbero identificarlo spontaneamente, senza esservi indotti dalla conoscenza preventiva del suo attuale aspetto. In aula, la Difesa domanda a un teste come fa a essere così risolutamente certo, tra le (supposte) tante fotografie di volti mostrategli, e a distanza di quarant’anni, che sia proprio l’imputato il “boia di Budapest”. Il testimone d’accusa risponde: “La fotografia che mi hanno mostrato non lascia alcun dubbio”. Prontamente, l’attenta Difesa ribadisce: “Ma allora le hanno mostrato un’unica fotografia?!” A questo punto l’Accusa fa rabbiosamente obiezione affermando che non si deve tenere conto di quanto ha appena detto il teste “perché è evidente che ha fatto un lapsus”. A sua volta il teste conferma: “Sì, ovviamente intendevo dire: le fotografie”. E la deposizione va avanti come se niente di rilevante fosse accaduto. È tutto qui. L’inconscio non ha diritto, è semplicemente precluso. Rincariamo. Supponiamo che il lapsus venga fatto sul nome dell’imputato; supponiamo che il testimone d’accusa invece di dire: “Riconosco in A l’assassino”, faccia un lapsus e dica: “Riconosco in B l’assassino”. Di ciò non si dovrà tenere conto, perché il lapsus non può avere alcun legame con la verità, e pertanto per il diritto statuale non può essere considerato una prova; in definitiva, non si è forse trattato, in tutta evidenza, di un lapsus? E il lapsus, ossia l’inconscio, non è degno di imputabilità, non può avere cittadinanza nel e per il diritto statuale.
m.m. Dicembre 2006
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