Noi come handicappati non siamo tanto male
 
Luca Ribolini
 
Estate alle porte nel parco di una villa di campagna, sotto un cielo terso e nell'ora che precede il lungo crepuscolo: si svolge una conferenza cui seguirà una cena prelibata. Il tema Liberamente tratto, nell'ambito del Festival internazionale delle abilità differenti, essendo incentrato sul trattamento dei soggetti disabili sembra contrapporsi al contesto, ma non è così: il merito va al pubblico, composto da esperti, operatori del settore, sostenitori della cooperativa sociale Il Nazareno di Carpi e al relatore, Giacomo Contri. Lo psicoanalista milanese, che volentieri ha acconsentito all'invito di esporre il suo pensiero, comincia a suggerire ai presenti un punto di vista inconsueto che via via approfondisce. Non ci sono abilità differenti: l'abilità è una sola, essere uomini. Al che consegue che, se anche una persona è senza gambe o braccia, può stare proficuamente con gli altri. È utile un esempio: paragonati a delle auto siamo, per Contri, definibili non come delle mono-posto, ma come delle bi-posto. A tal punto che, dice, se fosse Papa, obbligherebbe tutti i religiosi a dormire in letti matrimoniali. Se poi l'abilità è una sola, lo è anche il suo contrario, e coinvolge tutti. "Noi come handicappati… non siamo tanto male", ha affermato Contri. "Dove si nota questo? Nell'esercizio del pensiero. È un dato di fatto che pensiamo poco, siamo inibiti. Se ci facciamo caso, la preghiera del Confiteor cita il caso del pensiero cui seguono parole, opere e omissioni, come possibile occasione del peccato: una vera e rara finezza intellettuale."
L'atteggiamento di chi ha pena per il malato, perché sofferente, in qualche modo lo invoglia a rimanere tale. Non si dovrebbe tollerare niente di fronte ai malati. Cristo stesso era intollerante sia di fronte ai farisei che al giovane ricco. Il quale era solo un presuntuoso di cui Gesù si era abilmente liberato invitandolo a lasciare tutto. L'amore è volere un socio, mentre la patologia è rifiutarlo. Tutto il lavoro sta nel favorire un desiderio di associarsi.

(Articolo apparso su Vita non profit, 13 giugno 2003)