A qualcuno che si presentasse come “psicologo” a un aborigeno (possiamo figurarcelo, nella più classica delle vignette, con le sembianze di un baluba katanghese), quest’ultimo potrebbe del tutto legittimamente, e senza un filo di irriverenza o di ironia, replicare: “Anch’io sono psicologo”.
Quando ce la siamo inventata, questa storiella ci sembrava divertente. In effetti, uno dei malcostumi della modernità (complice Nietzsche) è di trovare comica la tragedia. Ma non c’è assolutamente niente da ridere, o sorridere, perché si tratta di una faccenda assolutamente seria. Com’ è possibile, allora, che ci possa apparire come una barzelletta? Com’ è possibile che la Psicologia, ovvero la psiche individuale di ciascuno, ovvero il pensiero, sia diventata una materia da specialisti?
Com’ è possibile che la Psicopatologia sia trattata come la specializzazione di pochi e che addirittura sia necessario essere abilitati per legge a trattarla?