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Non dirò che il bambino sano è una persona intollerante, ma che è l'intolleranza in persona. Solo che ha imparato la lezione e si guarda bene dal mostrarsi tale: ha capito che gli conviene essere tollerante, perfino cortese, verso le stupidità che gli si propinano. L'esempio per eccellenza è quello della scuola elementare. In terza ha già capito l'antifona e ha liquidato la scuola, facendo di tutto perché voi non vi intromettiate in questioni del tipo: arretramento della didattica, ignoranza delle maestre, ecc. ecc. Mentre l'adolescente perde tempo a domandarsi a che cosa serve studiare il latino, il bambino sveglio fa tutto quello che gli viene detto e non ha obiezioni a imparare a memoria "il" Carducci o la geografia muta. Tutt'al più vi chiede un aiuto per sbrigare i compiti più in fretta, meglio se glieli fate voi. Soprattutto niente polemiche con le maestre e state lontani da scuola più che potete. Quando invece il bambino è ammalato i genitori sono diventati militanti - non di rado militari - della scuola, che gli organizza la vita e il pensiero. La giornata è scandita dalla scuola, dal doposcuola, dai compiti per la scuola, dalle riunioni scolastiche, dai colloqui con gli insegnanti. E il bambino non dirò che è diventato una persona tollerante, ma che è la tolleranza in persona. Postilla. L'intolleranza è una virtù; l'intolleranza non è l'integralismo islamico, che diventa il mezzo culturale per demonizzare l'intolleranza. |